Come curare le cicatrici chirurgiche post intervento

Scopriamo come trattare le cicatrici post operatorie e come comportarsi per favorire la cicatrizzazione e prevenire la comparsa di cheloidi.

Dopo un intervento chirurgico o aver applicato dei punti di sutura è normale preoccuparsi dell’esito della ferita e quindi cercare informazioni su come curare le cicatrici chirurgiche in modo efficace.

Dunque, come trattare le cicatrici post operatorie? Come comportarsi per favorire la cicatrizzazione e prevenire la comparsa di cheloidi?

Per rispondere in modo corretto a queste domande ho chiesto informazioni a due professioniste che stimo tantissimo e a cui voglio bene, Marzia Altieri e Silvia Tontini, infermiere rispettivamente nelle realtà sanitarie di Brescia e Pesaro.

In questo articolo offrirò alcune indicazioni pratiche per la corretta autocura domiciliare di una ferita, considerando 2 fasi distinte:

  • Fase 1 di cicatrizzazione vera e propria: è la fase di guarigione e di ripristino del derma, cioè quell’arco di tempo in cui la cute da lesa torna ad essere integra. In questo primo caso si seguono consigli del medico o dell’infermiere.
  • Fase 2 di corretta cicatrizzazione: successivamente alla guarigione della ferita si passa al trattamento della cicatrice per prevenire la formazione di cicatrici ipertrofiche e cheloidi che, al di là dell’estetica, possono compromettere la mobilità dell’arto coinvolto ed essere dolorose.

Fase 1: come curare le cicatrici fresche

In questa prima fase è necessario approcciarsi alla ferita mantenendo adeguate norme igieniche – ci spiega Silvia Tontini, infermiera professionale e doula nella provincia di Pesaro – per cui per medicare la ferita è necessario indossare i guanti e se possibile utilizzare una garza per applicare i medicamenti. Le linee guida in merito al trattamento di ferite chirurgiche e punti di sutura sono molto chiare ma anche in continuo aggiornamento

Quando si parla di punti di sutura ci si riferisce a diverse tipologie di sutura: in seta non riassorbibili, non in seta riassorbibili e graffette – ci spiega in modo approfondito Marzia Altieri, infermiera presso Poliambulanza Brescia – In ognuno di questi casi la metodologia di medicazione è la stessa: si pulisce la ferita utilizzando garze sterili e soluzione fisiologica, poi si applica un disinfettante come ad esempio una soluzione di iodopovidone. Sia la fisiologica sia il disinfettante devono essere applicati sulla ferita con movimenti circolari dall’interno verso l’esterno. Si copre poi con un cerotto protettivo a medicazione piatto. In caso ci siano crosticine o infezione allora è necessario pulire la ferita con fisiologica e valutare con il medico come procedere.

Fase 2: trattamenti cosmetici per una corretta cicatrizzazione

Donna con cicatrice sulla spalla
Photo credit: Canva.com

Stando a quanto stabilisce la normativa nel Regolamento Europeo 1223/2009 un cosmetico non può essere applicato su cute lesa.

In fase 2, tuttavia, la cute è integra per cui è possibile applicare cosmetici e medicazioni avanzate per prevenire la formazione di cicatrici ipertrofiche e cheloidi.

In primis è necessario monitorare la cicatrice quotidianamente, per mesi o addirittura anni, poiché se c’è una predisposizione alla formazioni di cheloidi allora il processo può attivarsi anche dopo molto tempo dal trauma.

I principali responsabili della sintesi dei costituenti del derma sono i fibroblasti, i quali producono ed elaborano la componente fibrillare (collagene, fibre reticolari ed elastiche) e la sostanza fondamentale del tessuto connettivo (proteoglicani e glicoproteine) controllando l’attività proliferativa. Intervengono nei meccanismi di guarigione della ferita ed attivano vie biochimiche di sintesi.

Secondo molteplici studi un microambiente umido riduce l’attività proliferativa dei fibroblasti, per cui si riduce il rischio di ipertrofia del derma. I siliconi svolgono proprio questa funzione, poiché isolano la cicatrice dall’ambiente esterno e mantengono il microambiente su cui vengono applicati umido.

In questa fase i cosmetici vanno applicati quotidianamente, per periodi prolungati di mesi e anni, ed anche il massaggio svolge un ruolo fondamentale per ammorbidire il tessuto cicatriziale e ridurne lo spessore.

Come curare le cicatrici con rimedi naturali e omeopatici

Nel caso in cui si volesse curare la cicatrice con rimedi naturali allora si possono utilizzare oli vegetali come ad esempio olio di mandorle, di argan, di jojoba che mimano l’azione dei siliconi ed inoltre apportano sulla pelle acidi grassi e tocoferoli lenitivi.

Tra gli attivi lenitivi più utilizzati per il trattamento delle cicatrici c’è l’estratto di cipolla (INCI: Allium Cepa bulb extract) spesso in associazione con allantoina per un’ azione benefica sinergica sulla cicatrice.

Se invece si è orientati verso l’omeopatia allora in questo caso i rimedi più indicati sono thuya e graphytes.

Thuya è un rimedio che in omeopatia viene utilizzato in caso di diatesi sicotica, cioè una modalità di fare la malattia che consiste nella iperproduzione, nella crescita, nell’eccesso.

Cheloidi e cicatrici ipertrofiche si formano a seguito di una iperattività dei fibroblasti ed una sovraproduzione di tessuto connettivo, per questo motivo si opta per thuya.

Anche graphytes è un rimedio di diatesi sicotica, ma rispetto a thuya manifesta una differenza: è presente essudato. Per questo motivo è indicato per prevenire infezioni locali.

Per le diluizioni e le modalità di assunzione di rimedi omeopatici vi consiglio di rivolgervi al medico o al farmacista così da avere la posologia più indicata.

Eleonora Tuzi
Eleonora Tuzi
Mi chiamo Eleonora Tuzi, sono laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e dal 2009 svolgo la professione di farmacista. In questi anni grazie al mio lavoro ho avuto modo di constatare quanto le problematiche cutanee siano percepite come un forte disagio e quanto spesso la scelta di un cosmetico non adatto possa aggravarne la sintomatologia.
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