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La doppia detersione nella cosmesi giapponese

La doppia detersione nasce secoli fa in Giappone per rimuovere l'Oshiroi, il trucco tradizionale. Si utilizzava un olio vegetale puro per sciogliere il make-up e poi si procedeva al risciacquo.

E se ti dicessimo che la doppia detersione, che è fulcro della cosmesi giapponese, nasce appunto in Giappone e non in Corea come invece il mercato cosmetico ci comunica tramite i canali social? Nasce secoli fa e per uno specifico motivo legato a tradizione e cultura. Lo vediamo in questo articolo realizzato insieme a Gianpiera Spada, cosmetologa formulatrice ed esperta di oli vegetali.

Oshiroi, il makeup tradizionale di Geishe e Maiko

L’Oshiroi è un vero e proprio rituale, intimo e solitario, della durata di circa un’ora, in cui la donna sveste i panni di essere umano per trasformarsi in divinità dell’arte, della danza, della cultura e della poesia. Il trucco manifesta e comunica all’osservatore la trasposizione da umana a sacerdotessa dell’arte e lo fa attraverso una specifica accortezza: l’impasto bianco viene applicato lasciando scoperta una sottile fascia di pelle nella zona dell’ attaccatura dei capelli. Questo contrasto mette ancor più in evidenza la maschera bianca e divina che copre il viso, sotto cui si cela la donna, di cui si vede ancora un lembo di pelle.

L’Oshiroi viene steso anche su viso e décolleté e nel retro del collo viene lasciata libera una zona a V, estremamente sensuale perché accende l’immaginazione. Il rito del make-up procede con il colorare labbra e sopracciglia, in tonalità e dimensioni diverse in base al percorso di apprendistato che la donna sta attraversando. Infatti ci vogliono 5 anni di formazione prima che da Maiko (apprendista Geisha) si arrivi a diventare Geisha. Una Maiko applica il rossetto solo nella parte centrale delle labbra mentre una Geisha colora di rosso tutte le labbra.

Composizione chimica dell’Oshiroi e rituale

L’Oshiroi è costituito da una miscela di polvere di riso ed acqua mescolati fino ad ottenere una pasta bianca consistente. Per migliorarne la tenuta si passò nel diciannovesimo secolo ad utilizzare “Argilla cinese”, cioè polvere di piombo, che però danneggiò la pelle di molte donne per cui venne bandito.

Prima di stendere l’oshiroi viene applicato sul viso il bintsuke, cioè una cera profumata che va a distendere le rughe e a formare una base di appoggio per la pasta bianca. Una sorta di antenato del moderno primer, o forse un vero e proprio primer di provenienza giapponese.

Alla fine del rito si forma sulla pelle uno strato compatto, un make-up che resiste durante la giornata e che quindi risulta difficile da rimuovere, a meno che ovviamente non ci sia una tipologia di detersione specifica. Ed è qui che scopriamo la vera doppia detersione.

Come nasce la doppia detersione nella cosmesi giapponese

La doppia detersione è nata in Giappone per rimuovere l’Oshiroi, cioè il trucco tradizionale di geishe e maiko e degli attori kabuki. Praticamente si può dire che già 5 secoli fa in Giappone avevano compreso quanto la detersione del viso, e quindi la pulizia, fosse importante e preziosa e la detersione è tutt’ora considerata la parte fondamentale nella skincare giapponese moderna.
Si utilizzava un olio vegetale puro prima, e un sapone con risciacquo poi, ed un panno per completare la rimozione. L’olio vegetale puro in primo passaggio serviva per sciogliere il makeup compatto e ne facilitava la rimozione nel passaggio successivo con acqua ed un panno.

L’olio di Camelia Japonica nella cosmesi giapponese

a cura di Gianpiera Spada, farmacista e cosmetologa del brand sardo Jana’e Mele Biocosmesi
Gianpiera Spada CEO di Jana 'e Mele

L’olio vegetale puro più famoso della tradizione giapponese e utilizzato nella detersione del viso è l’olio di Camelia Japonica, lo Tzubaki, che si estrae per spremitura a freddo dei semi.

L’olio di Camelia Japonica attualmente viene definito come l’olio d’oliva orientale per la sua composizione quali-quantitativa. Inoltre ha grandissima affinità per la pelle e questo lo rende uno degli oli più pregiati per la skincare routine.

Le proprietà dello Tzubaki nella cosmesi giapponese

Una delle proprietà che ha contribuito a rendere l’olio di Camelia japonica apprezzato nella moderna skincare è la fluidità e quindi il feeling positivo sin dalla prima applicazione, a cui si aggiungono la non comedogenicità e l’effetto benefico a lungo termine legato alle proprietà antiossidante e nutriente. Se in passato gli agenti inquinanti potevano essere contati sulla punta delle dita e forse il trattamento peggiore che la pelle potesse ricevere era l’Oshiori, ora il discorso degli agenti inquinanti e il loro impatto sull’ invecchiamento cutaneo si è fatto più importante e diversi studi scientifici hanno già avvalorato il ruolo dell’olio di Camelia Japonica come importante antiossidante e restitutivo cutaneo.

La Camelia japonica fa parte della famiglia delle Thaeceae così come la famosa Camellia Sinensis (Tè verde) e questo ci fa subito pensare alla ricchezza in antiossidanti, e infatti lo tsubaki è uno degli oli più ricchi in antiossidanti. Fra quelli rinvenuti in concentrazione maggiore ci sono i composti fenolici (come l’acido gallico), i terpenoidi (di cui bisogna ricordare lo squalene) e i flavonoidi tra cui la quercetina, le epicatechine e tantissimi altri antiossidanti presenti in minor concentrazione.

Tutte queste molecole sono presenti in elevante concentrazioni all’interno del tsubaki e recenti studi hanno dimostrato l’effettiva efficacia antiossidante di quest’olio attraverso varie metodiche. Ovviamente le quantità di attivi presenti nella pianta variano a seconda della varietà, del luogo di coltivazione e del tipo di olio che si va a produrre.

L’olio di Camelia japonica viene considerato l’olio d’oliva d’oriente ed è paragonabile ad esso per la sua composizione qualitativa. Lo tsubaki infatti è molto ricco di acidi grassi polinsaturi come acido palmitico, acido oleico e acido linoleico ma, al contrario del nostro olio d’oliva, è povero di acidi grassi saturi e questo lo rende più fluido e più salutare se ingerito.

La ricchezza di polinsaturi lo rende indubbiamente un olio altamente nutriente e rigenerante in termini cosmetici, inoltre gli acidi grassi hanno proprietà antinfiammatorie e antiossidanti ben note che rafforzano le proprietà già descritte per i flavonoidi e i composti fenolici.

Fra i componenti presenti in minore percentuale è importante ricordare la famiglia dei tocoferoli, antiossidanti per eccellenza, e tutta la famiglia delle saponine composta da circa 15 elementi che hanno spiccate attività terapeutiche meno affini all’attività cosmetica.
Tirando le somme possiamo dire che la Camelia japonica, al netto delle sue tantissime varietà, è una pianta di fortissimo interesso in ambito medico e cosmetico ed è interessante approfondire le proprietà cosmetiche di questo olio puro.

Comparazione con olio d’oliva

La composizione dell’olio di Camelia Japonica non sfigura di fronte al nostro olio d’oliva o al pregiatissimo olio di argan o di rosa mosqueta. Giusto alcuni numeri per avvalorare tale affermazione: l’olio di camelia ha circa l’82% di acido oleico, quantità paragonabili all’olio d’oliva, contro il 42% presente nell’olio di argan e il 14% presente nell’olio di rosa mosqueta. Già solo questo piccolo dato conferma la grande potenzialità racchiusa all’interno dello tsubaki che ora non ci resta che provare.

Eleonora Tuzi
Eleonora Tuzi
Mi chiamo Eleonora Tuzi, sono laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e dal 2009 svolgo la professione di farmacista. In questi anni grazie al mio lavoro ho avuto modo di constatare quanto le problematiche cutanee siano percepite come un forte disagio e quanto spesso la scelta di un cosmetico non adatto possa aggravarne la sintomatologia.

Hai un brand cosmetico o un’attività nell’ambito del benessere e della salute e vorresti parlarne sul blog di Divulgazione Cosmetica?

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